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BURGO |
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COMUNICATO MARZO 2007 | COMUNICATO19FEB07 | LA SITUAZIONE | VERBALE INCONTRO DEL 29 SET06 | |
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l'intralcio delle elezioni Qualche anno fa le elezioni rappresentavano un momento di grande fermento per la risoluzione dei problemi di una comunità locale. Certo, c'erano anche le prese in giro, ricordo come sulla via principale di una contrada che chiedeva a gran voce l'illuminazione pubblica, il mercoledì prima delle votazioni furono disseminati i pali della luce che poi furono ritirati il martedì seguente, però c'era anche una sana competizione tra i vari candidati a darsi da fare per risolvere qualche problema ed accreditarsene il merito. Oggi, che la politica si è allontanata dalle persone, e che la campagna elettorale è fatta per lo più di promesse televisive, le elezioni diventano un intralcio anche nel compiere quegli atti necessari a far sì che molte famiglie possano sperare in un futuro meno nero di quello che, in questo tempo di crisi, vedono. E' il caso della BURGO dove, per via della chiusura dello stabilimento, c'è bisogno di due interventi della Regione:
La Giunta Regionale si era autodefinita promotrice del progetto stesso e affermò, durante gli incontri, che avrebbe adempiuto con estrema rapidità agli interventi sopra descritti. Oggi registriamo un fermo elettorale incomprensibile. Forse non vogliono che il sindaco Ricci si prenda il merito del progetto, oppure non sanno ancora cosa pensa il loro candidato Di Primio che dice di voler sostenere le ragioni dei lavoratori ma che il progetto va cambiato, oppure c'è solo la capacità di assumere impegni senza sentirsi obbligati, poi, ad adempiervi. Se non si procede con celerità i circa 160 lavoratori Burgo e tutti gli altri che nel territorio aspettano qualche possibilità di reimpiego, rischiano di non vedere mai la luce dal tunnel in cui si trovano. I tempi a disposizione sono esigui, dal 4 agosto i lavoratori Burgo, se non si concretizzerà il progetto IN.TE, saranno posti in mobilità e la drammaticità della loro situazione subirà un pesante aggravio. ù Dopo due lettere ed un telegramma di richiesta d'incontro a: Presidente della Giunta, Assessore alle attività produttive, Assessore al lavoro e Capi gruppo consiliari della Regione Abruzzo, siamo stati convocati il 22 marzo alla 12.00 dal Dirigente del servizio Politiche attive del lavoro Dott. Sciullo. Chieti 21 marzo 2010 Michele Marchioli - segretario generale CGIL Chieti sottoscritto l'APQ IN.TE.
Il 1° ottobre 2009, nella sede del patto territoriale Chietino-ortonese, l’accordo di programma quadro (APQ) sul progetto del Centro IN.TE. è stato sottoscritto da istituzioni, sindacati e imprenditori. Il progetto, che a pieno regime vede investimenti per 360 milioni e lavoro per oltre 1100 addetti, prevede la ricollocazione di tutti i 183 lavoratori della ex cartiera. All’accordo si è giunti dopo l’inserimento di clausole, chieste dalla CGIL, a maggior salvaguardia delle maestranze. Molto importante è che nell’accordo sia stata prevista la verifica di ciascun piano industriale, la ricollocazione dei lavoratori e la tutela ambientale. Il testo dell'APQ sottoscritto .
------------------------------------------------------------------------------------------------------ La situazione che vive la Cartiera all’indomani dei ripetuti allarmi lanciati tanto con comunicati aziendali dalle OO.SS. presenti nello stabilimento, che con note pubblicate sulla stampa locale, parrebbe aprirsi verso uno scenario futuro preoccupante, ma ancora tutto da valutare, che si è delineato dopo l’incontro del 27 febbraio u.s. con la Direzione Aziendale. Per procedere con l’analisi, occorre fare un passo indietro e ripercorrere temporalmente e con piglio storico, le fasi che ci conducono fino ad oggi muovendo dall’accordo del 7 giugno 2006. La discussione affrontata e conclusa in quel contesto, aveva come elemento centrale che il Piano dovesse essere il “…necessario contributo alla ricerca di un miglior posizionamento dello Stabilimento sul mercato, sia il viatico per una nuova fase di sviluppo dell’unità produttiva, attraverso percorsi “obbligati” quali gli investimenti, le innovazioni tecnologiche, la riduzione dei costi energetici, il risparmio nell’utilizzo delle materie prime, il mantenimento di una qualità produttiva costante, l’incremento della capacità produttiva…”. Il tutto con un ulteriore sacrificio di 28 unità in esubero, gestito attraverso l’apertura di una nuova fase di mobilità, e che ha di fatto assestato l’organico effettivo a 295 unità, oltre che per un frequente utilizzo dell’istituto della Cassa Integrazione che ha avuto nel corso degli anni 2005/2006 le sue punte massime (rispettivamente circa 60 e 76 giornate). Ma così non sembrerebbe essere, considerando il fatto che, anche dopo aver siglato l’accordo in questione, ad oggi non si riesce né ad esigere che le soluzioni tecnico-impiantistiche scaturite in fase di confronto trovino la loro realizzazione, con pesanti ricadute sull’organizzazione del lavoro, né a lasciar intravedere che, attraverso quelle fasi di ulteriore sviluppo del sito produttivo sopra richiamate, si torni ad avere la certezza della continuità produttiva dello Stabilimento e di conseguenza la tranquillità per il futuro. A dire il vero, il quadro d’insieme per il settore cartario, appare più complicato di quello che possa realmente sembrare e, nell’ultimo decennio è dominato da nuove dinamiche e trasformazioni che ne stanno sconvolgendo l’andamento generale, ed i cui punti critici possono essere così riassunti:
Da tutto ciò ne consegue che oggi come prima considerazione, per il settore cartario, non vi è più garanzia e certezza della ciclicità del mercato che ne consentiva comunque una pianificazione. Con questo scenario si confronta anche la cartiera di Chieti che paga lo scotto di nascere come fabbrica per cellulosa e non per quella della carta, decretando una criticità strutturale per lo stabilimento come fatto consolidato storicamente. In ogni caso il sito di Chieti ha sempre mostrato capacità di adattamento, nonostante il grosso handicap appunto strutturale, ricavandosi la sua nicchia di mercato e specializzandosi per la fabbricazione di carte patinate senza legno per uso grafico di alta qualità. A tale proposito ricordiamo come attraverso una oculata e mirata politica di investimenti tecnico-impiantistici, a cavallo dei primi anni 90(nuova patinatrice-nuova bobinatrice-impianto biologico-nuova taglierina-e altri interventi a valle ed a monte del ciclo produttivo) fino all’ultimo intervento degno di nota del 2003(patinatrice 4 teste), che lo stabilimento abbia potuto raggiungere anche un importante livello produttivo con volumi che si attestano tra le 200.000 e 220.000 tonnellate/anno. Quindi possiamo constatare che dal 2003 lo stabilimento non è più oggetto di interventi mirati in grado di far recuperare margini di competitività rispetto alla concorrenza di riferimento. La cosa preoccupante è che oggi siamo di fronte a strategie aziendali che privilegiano, mediante cospicui investimenti, siti produttivi dove vi sono oggettivamente condizioni più vantaggiose sia sotto il profilo dei costi legati all’energia(cartiere con impianti di cogenerazione), e sia per il layout complessivo degli impianti, per mettere nelle condizioni quegli stabilimenti(Avezzano-Sora) di poter produrre anche tipologie di carta oggi prerogativa di Chieti. A riguardo gli ultimi interventi, con modifiche importanti, effettuati ad Avezzano e tra non molto a Sora, non fanno che rafforzare le nostre serie preoccupazioni in merito. Se a questi aspetti, aggiungiamo anche la “scellerata” decisione della proprietà di aver proceduto alla vendita dei terreni di pertinenza della cartiera, le preoccupazioni assumono un altro aspetto che ci potrebbe far propendere ad un presunto disimpegno di Burgo Group per il sito di Chieti. In ogni caso l’incontro del 6 marzo u.s. ad Altavilla Vicentina tra Direzione Generale, Segreterie Nazionali ed Esecutivo di Gruppo, non ha fugato i dubbi delle OO.SS della cartiera di Chieti, perché oltre ad aver riconfermato le linee guida per il Piano Generale di Investimenti, triennio 2007/2009, che prevederebbe tre grossi macro progetti con un impegno complessivo di 442 milioni di €, non sembrerebbe prevedere stanziate per Chieti grosse risorse a sostegno sia per un potenziamento degli impianti che per le quote destinate ad innovazioni di prodotto, in grado di recuperare margini. Un particolare interesse è stato riconfermato, da parte della proprietà, verso l’avviato discorso della Pirolisi che vede impegnata anche l’Amministrazione Comunale, che concorrerebbe a dare risposte parziali, pur se importanti nell’ambito dello smaltimento dei fanghi di lavorazione e in minima parte all’abbattimento dei costi energetici, alla sopravvivenza dello stabilimento, e non come qualcuno vuole far credere che la salvezza della Cartiera passa necessariamente per la realizzazione dell’impianto di Pirolisi, ed in ogni caso si ipotizzano tempi medio lunghi, quando i giochi potrebbero essere già fatti.
Chieti 7 marzo 2007 Nino BUCCIONE Segretario Generale SLC CGIL C H I E T I
COMUNICATO RSU E SEGRETERIE PROVINCIALI DEL 19 FEBBRAIO 2007
La R.S.U. di Stabilimento e le Segreterie Provinciali, in attesa dell’incontro con la Direzione Generale del prossimo 21 febbraio, hanno proceduto ad una approfondita analisi dell’attuale situazione aziendale che, secondo le stesse, mostra in modo evidente i limiti del Progetto Industriale riservato alla Cartiera di Chieti.
Se da un lato, infatti, si afferma di voler realizzare per la nostra realtà un miglior posizionamento sul mercato in termini di volumi prodotti, di capacità di taglio e di ulteriore abbattimento del gap tecnologico, dall’altro si dice di voler raggiungere l’obiettivo seguitando ad agire esclusivamente su flessibilità organizzative, sinergie e razionalizzazioni sugli organici.
Pochi e frammentari appaiono gli interventi impiantistici e strutturali a sostegno del progetto, tra l’altro non sono stati neanche realizzati tutti quelli definiti nel corso dell’ultimo accordo. R.S.U. e Segreterie, ritengono preoccupante la politica di ulteriore cessione dei terreni di proprietà dello Stabilimento (di cui non è stata data alcuna comunicazione preventiva alle OO.SS.), poiché potrebbe essere finalizzata a nascondere oscuri disegni di dismissione. Del resto i proventi sembrano essere destinati ad investimenti in altri siti produttivi.
Tale politica, se confermata, è ritenuta del tutto inaccettabile da R.S.U. e Segreterie che avvertono la pericolosità di una costante e progressiva emarginazione economica della Cartiera di Chieti.
Essa va profondamente cambiata ed integrata da un programma di potenziamento impiantistico e di investimenti. I contenuti, di tale programma, sono noti alla controparte perché oggetto del confronto degli ultimi anni, e devono completare ed integrare i progetti di potenziamento finora realizzati.
Questo assunto e questi contenuti, saranno posti pregiudizialmente in fase di avvio del confronto tra le parti e, se non soddisfatti, comporteranno il rifiuto delle richieste aziendali e la proclamazione dello stato di agitazione delle maestranze.
Chieti, lì 19 febbraio 2007
LE SEGRETERIE PROVINCIALI SLC-CGIL FISTel-CISL UILCOM-UIL UGL-CARTA
La R.S.U. CARTIERA BURGO Group STABILIMENTO di CHIETI
LA DIFFICILE SITUAZIONE DELLA BURGO Tra stabilità produttiva e tutela ambientale di Nino Buccione
Il quadro che oggi si va delineando per la Cartiera Burgo-Marchi di Chieti, anche alla luce di ciò che abbiamo potuto rilevare negli ultimi incontri tra Esecutivo Nazionale di Gruppo e Direzione Generale (4 e 20 luglio u.s. a Vicenza), volge sicuramente verso uno scenario futuro preoccupante e denso di incertezze; non volendo oltremodo rimarcare solo negativamente i passaggi che hanno caratterizzato grosso modo gli ultimi dieci anni di vita della Cartiera, e comunque fasi storiche che hanno avuto, e lo hanno tuttora, i loro effetti sulle sorti produttive del nostro sito. Mi limiterò, in questa analisi, a procedere muovendo da quello che è stato l’accordo del maggio 2000, il quale ha ridisegnato, sconvolgendola, la fisionomia dello stabilimento; così come è vero che anche in quella occasione il prezzo pagato dalla Cartiera è stato a dir poco pesante, dato che per i riferimenti di mercato dell’epoca, specialmente per le nostre produzioni (carte patinate senza legno), già si consolidavano i tratti negativi derivanti da una sovraccapacità produttiva del settore in Europa. Tutto questo però, ha fatto si che si conseguissero dei risultati di un certo rilievo, pur se con molte ombre: a) ritorno ad una politica di investimenti di una certa rilevanza (circa 20 mln/€). b) ha generato un esubero di 57 unità. c) ha ridefinito la specializzazione dello stabilimento pur se in una nicchia di mercato (patinate senza legno di medio elevate grammature). d) ha prospettato il ricorso ad un ciclo discontinuo per linea 2 (la cartiera lavora su un ciclo continuo!). E’ fuori discussione che il progetto complessivo era in controtendenza rispetto al fatto che a fronte di una persistente crisi di mercato, la proprietà rispondeva con provvedimenti di riduzione costo del lavoro e innalzamento delle capacità dei volumi prodotti; così come è altrettanto vero che lo sconvolgimento epocale incideva profondamente e pesantemente su di una organizzazione del lavoro mai conosciuta prima d’ora. Gli anni immediatamente successivi hanno permesso, comunque, alla Cartiera di avvicinarsi di molto, pur se con prezzi altissimi, a quello che oggi rappresenta lo spartiacque del settore della fabbricazione della carta (200.000 tons/anno), al di fuori del quale è impossibile o improbabile avere un equilibrio economico(non si è competitivi!). A suggello di quanto sopraccitato vale la pena di ricordare lo “strepitoso” risultato conseguito dalla Cartiera nel corso dell’anno 2005, dove sono state prodotte 183.000 tonnellate di carta con un MOL (Margine Operativo Lordo) di stabilimento che è stato uno dei migliori di tutto il Gruppo (15 stabilimenti). A tale riguardo è da sottolineare che questi risultati sono stati realizzati ricorrendo ad un non pieno utilizzo degli impianti, facendo frequentemente utilizzo dell’istituto della Cassa Integrazione quantificabile in circa 75,5 gg. di fermata impianti (70,5 gg. linea2; 5 gg. linea3). Appare fin troppo chiaro che questi risultati, ovvero la capacità di generare ricchezza, non bastano da soli a stabilizzare l’andamento ed il futuro della Cartiera. Le preoccupazioni che oggi mi fanno ritenere allarmante il quadro generale futuro, in particolare per Chieti, partono dal fatto che, come riferivo nell’introduzione, negli ultimi Esecutivi di Gruppo sono state definite in un certo senso le linee guida per l’imminente presentazione a novembre del Piano Industriale triennale (2007/2009); piano che riconferma una certa capacità di investire da parte della proprietà (circa 300mln/€ in tre anni), ma che sicuramente vedrà destinare il grosso delle risorse verso quegli stabilimenti che già hanno risolto i problemi legati all’energia (centrali turbo gas) e che stentano a conseguire e consolidare risultati economici accettabili con questi parametri di mercato. E sicuramente su Chieti, perlomeno in questa fase, non dovrebbero essere previsti grossi movimenti riconfermando pertanto la scarsa attitudine ed attenzione del management ad attuare politiche e scelte strategiche verso investimenti tecnico-impiantistici ed innovazione e ricerca, che ultimamente risultano del tutto assenti, e che potrebbero far recuperare livelli di competitività non solo interna, ma soprattutto nei mercati internazionali.
IMPIANTO PIROLISI In questo quadro va a collocarsi una “novità” per lo stabilimento e per il territorio: il progetto del Comune di Chieti per la realizzazione di un impianto di pirolisi, che presumibilmente sorgerà all’interno del sito produttivo di Chieti. Indubbiamente, da quando è stata avviata la fase informativa del progetto, culminata con gli incontri in Comune tra il Sindaco dr. Ricci e i rappresentanti sindacali territoriali di Categoria del 14 marzo e 17 luglio u.s., fu espresso da parte delle OO.SS un giudizio tutto sommato positivo, rispetto al fatto che per il territorio questa modalità, coinvolgimento diretto, risultava pratica del tutto nuova se confrontata al quasi totale immobilismo di fronte al mondo lavoro della Val Pescara, delle precedenti amministrazioni. Volendo ora analizzare come valore assoluto ed in termini di ricaduta per la Cartiera, la risoluzione dello smaltimento dei fanghi di lavorazione, si può sostanzialmente affermare che il tutto risulterebbe di vitale importanza ai fini dell’attività industriale, perché tutto ciò che concerne la produzione e la gestione dei rifiuti per una fabbrica da carta, ne costituisce e rappresenta criticità rilevante. Ad oggi la situazione, per quanto riguarda questo aspetto, è gestita tramite il conferimento dei fanghi in discariche localizzate su pertinenze dello stabilimento ed autorizzate con apposite concessioni regionali. Altrettanto vero è che da problema, quello dei fanghi potrebbe assumere carattere di emergenza, visto che la ricezione delle discariche interne è quasi al limite delle proprie capacità e stimate in circa scarsi 2 anni; mentre un altro aspetto strutturale è derivante dal costo, che ha una sua rilevanza ed incidenza sotto il profilo del bilancio economico generale, e dalle prospettive negative che si possono generare, sempre per l’economia aziendale, qualora vi fosse la necessità, una volta esaurita la potenzialità interna, di smaltire e gestire i fanghi altrove. Per quanto attiene invece considerazioni di carattere politico-sindacale, è sicuramente da rigettare la tesi che, solo attraverso la risoluzione della questione fanghi e di conseguenza la costruzione dell’impianto di pirolisi vengano risolti i problemi di prospettiva legati alla continuità produttiva della Cartiera di Chieti. Anzi qualcosa ancora si può fare sul versante ecologico-ambientale, ricorrendo ed affidandosi in primis alla tecnologia, affiancata anche da provvedimenti di carattere legislativo (riutilizzo dei fanghi per riempimento cave, industria del laterizio). La tecnologia può dare, come dicevo, ancora risultati positivi tramite adeguati investimenti impiantistici, mirati soprattutto alla riduzione dei fanghi, sgraverebbero non poco le Cartiere (problema comune a tutti) dalla produzione degli stessi. A riguardo vorrei sottolineare come un grosso contributo ad affrontare la problematica in oggetto, fu dato agli inizi e alla metà degli anni 90, sotto la gestione Burgo, quando con importanti investimenti (circa 5/6 miliardi complessivi delle vecchie lire) la Cartiera si dotò di un impianto biologico per il trattamento delle acque reflue effluenti e di un nuovo pressafanghi, dando così una risposta complessiva e concreta, per quei tempi e per le dimensioni produttive dello stabilimento, ad affrontare il fenomeno. Di conseguenza posso riaffermare, come già fatto in precedenza, che i problemi dello stabilimento e le sue prospettive future non passano solo ed esclusivamente attraverso il problema fanghi, che ne costituisce solo un tassello del complesso mosaico; ma la salvaguardia dell’occupazione e le adeguate garanzie per il prosieguo dell’attività devono necessariamente transitare per la strada maestra degli investimenti tecnico-impiantistici, di cui oggi la Cartiera ha assolutamente necessità. Fatte queste debite considerazioni anche se non del tutto esaustive ed in virtù di un mio personale coinvolgimento “di parte” (segretario provinciale di categoria e contemporaneamente dipendente in forza Burgo), auspicherei invitando la Confederazione ad avviare celermente una discussione franca e partecipata sull’argomento. A riguardo bene ha fatto il Segretario Confederale già nel corso dell’incontro svoltosi nella sede comunale in data 29 settembre u.s., a sollevare e puntualizzare alcuni aspetti ed argomenti del progetto, considerando che trattandosi di un tema che sì investe direttamente un’attività produttiva che va senz’altro tutelata e salvaguardata, ma che potrebbe avere sviluppi ed impatti molto più vasti per tutto il territorio e per chi lo popola. Chieti, 24 ottobre 2006 Nino BUCCIONE Segretario Generale SLC CGIL Chieti
VERBALE d'Incontro del 29 settembre 2006 Su convocazione del Sindaco di Chieti, dott. F. Ricci, in data 29 settembre 2006 si è tenuto un incontro tra:
Le parti hanno esaminato le problematiche produttive ed occupazionali della BURGO di Chieti. Il rappresentante della società ha esposto, come già fatto in precedenti incontri, la necessità di poter smaltire con minori costi i fanghi di cartiera e di abbattere altresì i costi energetici tramite la produzione di energia elettrica a calore alimentata con biomasse residuali e rifiuti non pericolosi. Il conseguimento di tali obiettivi potrebbe consentire la stabilizzazione dell'unità produttiva con la conservazione delle unità lavorative. Il Sindaco di Chieti ritiene possibile che l'ente commerciale promuova la realizzazione di un impianto di produzione energetica, da biomassa, utilizzando la tecnologia della pirolisi con l'utilizzo dei fanghi della Burgo ed altra biomassa da individuare. I rappresentanti sindacali, ribadendo il pieno sostegno all'iniziativa, sottolineano la necessità di una attenta valutazione dei materiali combustibili utilizzati e dell'impatto ambientale, viste le condizioni di elevata urbanizzazione della zona nella quale verrà realizzato il progetto. L'ALESA, agenzia per l'energia della Provincia di Chieti, di cui il Comune è socio, dichiara la propria disponibilità a coordinare il progetto avvalendosi di consulenti esperti e con ristoro delle sole spese vive.
Le parti concordano il seguente percorso:
1- L'Amministrazione comunale di Chieti assume l'impegno di promuovere la realizzazione del progetto di cui sopra. A tal fine provvederà entro il 15 ottobre a inserirlo nel programma triennale delle opere pubbliche con il sistema del progetto di finanza. L'Ente comunale, dopo aver provveduto all'approvazione del bilancio di previsione 2007, provvederà ad avviare la procedura di scelta dei partner privati per la costituzione di una società mista a capitale privato maggioritario avente ad oggetto la progettazione esecutiva, il conseguimento delle autorizzazioni di legge, la realizzazione e gestione dell'impianto di che trattasi. Tutto il progetto sarà realizzato in totale ossequio della normativa nazionale vigente in materia di project financing.
Con successivo atto saranno definiti i rapporti tra Comune ed Alesa per il prosieguo dell'iniziativa. Per la prima fase Alesa percepirà solo il rimborso delle spese vive quantificabili sin d'ora in un tetto massimo pari a € 5.000,00.
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