di Mario Codagnone

Nella provincia di Chieti qualche migliaio di
lavoratori precari hanno perso il posto di lavoro, nel
vastese si stanno perdendo e sono a rischio centinaia di posti di lavoro in un
territorio che ha subìto forti ristrutturazioni negli ultimi anni. Oltre al settore metalmeccanico, quasi tutte le aziende
industriali nel nostro comprensorio sono coinvolte in processi di CIG/O ( Cassa
Integrazione Guadagni) e/o di forte riduzione di lavoro. I prossimi mesi si
annunciano drammatici per la tenuta del reddito delle famiglie dei lavoratori
che dovranno vivere con circa 700 euro al mese. NOI
cerchiamo di fare accordi sulla CIG/O che prevedono rotazione del personale per
ridurre la perdita salariale, ma non tutte le imprese rispettano quanto
sottoscritto.
Per superare la crisi economica è necessario
rafforzare gli ammortizzatori sociali per sostenere il reddito dei disoccupati,
dei precari e di tutti i lavoratori; servono forti investimenti pubblici e privati
per creare rapidamente maggiori opportunità di lavoro;
serve sostenere la ricerca, la formazione, l’università e i giovani che sono il
futuro; serve una lotta vera contro le Morti Bianche e per la sicurezza nei
luoghi di lavoro. Tutte le Istituzioni locali,provinciali,
regionali e nazionali devono fare di più di quello che stanno facendo per dare
risposte concrete a chi non può arrivare a fine mese e che non può mandare i
figli a scuola con dignità.
Senza nessuna polemica ma per amore di verità, bisogna
dire che l’accordo separato sulla riforma del modello contrattuale è un errore
e non aiuta il reddito dei lavoratori. E’ un accordo frutto di questa crisi
dove il Governo e la Confindustria vogliono
riprendersi proprie rivincite ed affermare posizioni di comando a danno del
mondo del lavoro e dei lavoratori. Per la prima volta
si stabilisce la possibilità di fare accordi che abbassano i salari, cambiano
gli orari, riducono i diritti definiti dal contratto nazionale con la
motivazione di sostenere la competitività delle imprese o per l’occupazione. Perché per questo devono pagare i lavoratori? Ovunque vi è la crisi, le aziende potranno pretendere di non applicare
più il contratto nazionale. Nei fatti (questo è dimostrabile) con l’accordo
separato si riduce il salario dei lavoratori da contratto nazionale e non è
certa la contrattazione aziendale. Infatti quando vi è
crisi non si riesce a fare contrattazione aziendale e lo stiamo verificando
anche nel nostro territorio; quindi si chiede ai lavoratori di lavorare di
più con meno soldi e tutto questo accade
solo nel nostro Paese. Dunque l’accordo separato
firmato da CISL e UIL è sbagliato e profondamente negativo e peggiorativo della
situazione esistente. E’ inaccettabile che le regole siano definite solo da una
parte dei sindacati e senza consultare i diretti interessati. Imporre l’accordo
senza democrazia è un attacco ai diritti e alle libertà delle lavoratrici e dei
lavoratori che va respinto. Per questo noi cercheremo
nelle prossime settimane di informare i lavoratori e li faremo votare.
Ho fatto questo inciso
necessario perché io non metto in discussione che nel mondo, in Europa, in
Italia, in Abruzzo, in provincia di Chieti vi sia la crisi, ma, senza azioni
serie, concrete ed un sindacato che contratta, solo i lavoratori pagheranno un
duro prezzo per superarla, mentre i responsabili, gli speculatori e gli
affaristi ci guadagneranno e questo non è giusto. Tante aziende nei momenti positivi hanno incassato i profitti e ora vogliono
socializzare le perdite: questo non è etica della responsabilità.
Inoltre credo che meriti più attenzione e rispetto la
proposta avanzata dal segretario generale della CGIL G. Epifani di tassare un po’ di più i redditi sopra 150.000 euro per
un breve periodo. E’ ovvio che è necessario far pagare meno tasse ai
lavoratori dipendenti ed ai pensionati come richiesta dalla piattaforma
unitaria di CGIL-CISL- UIL di fine 2007 e che finora
non ha avuto risposta dal Governo. E’ indispensabile che il Governo faccia con
più determinazione la lotta all’evasione ed all’elusione fiscale per recuperare
risorse aggiuntive. Ma se non vogliamo tornare all’ottocento dove il lavoratore
lavorava un giorno per sé e uno per il padrone, serve una vera azione di
solidarietà del mondo del lavoro, servono risorse
straordinarie per sostenere concretamente persone, famiglie, lavoratori. E chi può dare di più è giusto che lo faccia.
Vasto, lì 22-02-2009
Segretario FIOM-CGIL
Mario
Codagnone