La crisi del tessile
di Giuseppe
Il settore
tessile in provincia di Chieti vive un momento di profonda crisi, una crisi che si è aggravata ulteriormente al punto che fioccano
le richieste di cassa integrazione. E, in assenza di una netta inversione di
tendenza, il rischio è che si apra una procedura di mobilità per centinaia di addetti.
Per quanto
riguarda le singole vertenze sul territorio, alla Sixty
di Chieti alla cassa integrazione straordinaria già attivata nei confronti di
70 dipendenti, si è aggiunta una richiesta da parte dell’azienda di altre otto settimane di cassa integrazione che riguarderà
fino a un massimo di cento lavoratori. Con la richiesta attuale salgono a 16 le
settimane di cassa integrazione ordinaria di cui il colosso della moda ha già
usufruito.
Per quanto
riguarda l’area del Vastese,
Un comparto
all’emergenza.
Si stanno
creando situazioni esplosive e tra i problemi c’è anche la mancanza di
liquidità delle aziende a causa delle difficoltà di accesso
al credito. In questo quadro è davvero paradossale sentir parlare di
partecipazione agli utili da parte dei lavoratori e di contrattazione di
secondo livello.
Le aziende
non stanno producendo e non sanno neppure se andranno avanti. Parlare di queste
cose è una presa in giro. Piuttosto è necessario rilanciare, anche a livello
locale la proposta di raddoppiare, da 52 a 104, il numero delle settimane di
cassa integrazione ordinaria autorizzabile che, al contrario della
straordinaria, si autofinanzia e dunque non
rappresenta un costo per la collettività.
Per tentare
di uscire da queste situazione è necessario
coinvolgere le istituzioni locali affinché si possa provvedere a garantire un
sostegno al reddito ai tanti lavoratori interessati.
Chieti, 17
settembre 2009